il maschilismo orecchiabile di Riccardo Burgazzi

 TITOLO: Il maschilismo orecchiabile

AUTORE: Riccardo Burgazzi  

NUM. DI PAGINE: 153

PREZZO: 14,00 euro

EDITORE: Prospero Editore

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021

"Il maschilismo orecchiabile" è un saggio scritto da Riccardo Burgazzi, insegnante di letteratura latina medievale e Storia del libro all'Università di Praga. Ha scritto anche due romanzi "Storia del Michelasso, che mangia, beve e va a spasso" (2016) e "Le primavere di Praga" (2018).

"Mezzo secolo di sessismo nella musica leggera italiana", è con questo sottotitolo che l'autore introduce i temi trattati nel suo libro. Riccardo Burgazzi, attraverso l'analisi di oltre centosettanta canzoni del panorama musicale italiano, offre al lettore una nuova visione di consapevolezza su canzoni canticchiate con leggerezza. Arco temporale di riferimento sono le canzoni dagli anni cinquanta alla fine degli anni duemila.

Diviso in dieci capitoli, l'autore analizza le canzoni figlie del tempo con profonda ironia e con uno stile quasi colloquiale. A tratti, più che una scrittura, sembra realmente un discorso informale.

Tutte le canzoni citate si trovano elencate in un indice alla fine del testo, ma anche accuratamente annotate a piè di pagina ogni volta che queste vengono riportate.

L'elemento principale del testo di Burgazzi è quanto l'incidenza dell'orecchiabilità di una canzone possa essere portatrice di temi quali il maschilismo. Poco importa se la donna è considerata angelo, diavolo, proprietà privata, l'importante è che la canzone abbia una melodia seducente da non far tanto caso alle parole. E così poi da ripetere e cantare in spiaggia, al bar, in macchina senza capirne il significato.

Lucio Battisti, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Marco Masini, Jovanotti, gli 883 sono solo alcuni dei cantati menzionati. L'autore non li etichetta come maschilisti, analizza soltanto i loro versi per evidenziare la profonda crisi culturale del tempo.

Per chi se lo stesse chiedendo, sono analizzate anche canzoni di interpreti femminili come Mina, Mia Martini e Patty Pravo.

Con profonda consapevolezza, la disamina della musica italiana non comprende la trap in quanto musica contemporanea e del quale l'autore riconosce una cerchia più ristretta di ascoltatori (per la maggior parte adolescenti) rispetto alla musica leggera presa in considerazione che, volente o nolente, è trasversale e non conosce limiti generazionali.

Il sentire comune, ancora oggi difficile da sconfiggere, ci rende partecipi di uno scenario angosciante che vede la donna ancora diversa in quanto creatura docile da salvare, amare oppure odiare. 

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